Barack Obama: the day after
giovedì, 22 gennaio 2009
Obama s’è finalmente accomodato.
Me lo sono immaginato, alla fine della giornata d’insediamento – dopo il giuramento, le commozioni e le svariate feste – dopo aver fatto ciao con la manina al presidente uscente Bush.
Buh, pussa via! Dopo otto anni: finalmente.
Me lo sono immaginato a scorazzare per le stanze della Casa Bianca, mano nella mano della consorte, gridando:
Ce l’abbiamo fattaaaa!
Me lo sono immaginato a baciare lucenti pavimenti, ringraziando tutti gli angeli del firmamento. A guardarsi intorno entusiasta, esaltato, estasiato. A perlustrare ogni pertugio della sua nuova Reggia. A smanettare ovunque curioso, urlando: Io sono il primo Presidente di colore d’America, il mio sogno s’è avverato!
La posizione più invidiabile al mondo.
O la più scomoda.
Ora, le campagne e le chiacchiere stanno a zero.
Adesso tutto il mondo è in trepidante attesa dei fatti. Positivi.
Dei rivoluzionari cambiamenti tanto agognati e tanto promessi.
Quattro anni sono lunghi e guai da sistemare molti.
Tregua a Gaza con visita del segretario generale USA, contemporaneamente all’insediamento del Presidente. Bella mossa. Speriamo che riesca a mantenere i propositi e che le truppe israeliane si ritirino dai territori occupati. Ce la farà? Intanto, un punto a favore di Obama, ma potrebbe guadagnarne mille in sul colpo, se davvero riuscisse ad ottenere la pace in Medio Oriente. La fine di un’interminabile e sanguinaria battaglia. Sarebbe davvero una bella magia. Poco ci credo, tuttavia auspico si avveri.
In molti stati americani vige ancora la pena di morte: che ne pensa il novello Presidente, così contrario alla violenza? Trovo sia una pratica barbarica, medievale, un’assoluta mancanza di rispetto per la vita. E’ il principio. Lo stesso che non conosce Bush. Né più, né meno. Guerra uguale a morte. Pena capitale uguale a morte. Dunque?
Trovo che punire togliendo la vita, anche al peggior pluri omicida, significhi diventare altrettanto omicida. Un punto in meno, non si discute. E torniamo a zero.
La Borsa è sempre inguaiata, l’economia mondiale sta alla frutta ma almeno Obama ha deciso di congelare gli stipendi dei suoi collaboratori che superano i 100.000 dollari l’anno! Restano sempre cifre da capogiro, lo sforzo è apprezzabile ma sarebbe meglio ridurli, e di parecchio pure, no? E’ ridicolo dire: siccome gli americani sono in crisi economica, anche i loro rappresentanti si devono adattare. Con quei soldoni non si va MAI in crisi.
Proposta di chiusura entro il 2009 del carcere della base navale USA di Guantanamo dove, durante gli interrogatori dei detenuti, viene adottato il waterboarding, in pratica una tecnica che riproduce l’annegamento. Tortura, è il sostantivo giusto. Aveva detto subito, adesso chiede un anno, forse quattro. E sarebbe ora che l’embargo economico dell’America su Cuba, ritenuto illegale dall’ONU, diventasse solo un brutto ricordo. Anche qui siamo ai confini della realtà. E’ dai primissimi anni sessanta che Cuba fa la fame. Pollice giù perché tra chiacchiere e fatti c’è un abisso.
Ritiro delle truppe in Iraq e Afghanistan? Sarà riunito prossimamente il Consiglio nazionale di sicurezza. Aspettiamo e speriamo. Nuove norme etiche: massima trasparenza delle documentazioni amministrative, comprese le sue. Anche se pare saranno salvaguardate alcune corsie preferenziali. Sembra un buon inizio, staremo a vedere.
L’esame d’intenzioni è stato superato? Attendiamo si realizzi l’operato.
L’unico Black President è appena nato.
10 commenti a “Barack Obama: the day after”
Puoi lasciare un commento, sottoscrivere il feed RSS o inviare un trackback.















Ehehehe… BO che fa il surf nelle stanze della CasaBianca è immagine carina e simpatica assai. Toccherà cominciare a chiamarla CasaNera?
Ave
Mauro Meazza, simpatica anche questa della Casa Nera.
A parte gli scherzi. Non credi sia umana e più che logica una reazione simile? Dopo anni e anni di lotte, di scalate, di speranze coltivate, finalmente sfoga tutta la gioia per aver raggiunto questa già leggendaria vittoria. Oltre a poter godere di una casa da mille e una notte. Io penso sia un comportamento umanissimo.
ho ascoltato con attenzione ed emozione il discorso di insediamento alla Casa Bianca di OB, grande tensione di verita’ e bellissimo “romanticismo politico”, ho intuito grande sincerita’ negli intenti di realizzare i suoi programmi., e traghettare il Romanticismo nella nella 3^ o 4^ rivoluzione socio-ecom-polit-industriale con regole totalmente nuove?
Ma l’America sara’ messa a dura prova dall’economia galoppante della CINDIA, questo a mio modesto parere e’ il grande problema, (anche per noi) siamo sommersi dai loro prodotti!!!!!
Ciao Lina,
per CINDIA intendi la Cina?
Beh, sì, tra l’altro è da poco la terza potenza mondiale, superando così la Germania.
Romanticismo politico? Quasi quasi concordo con Lina. In effetti anche a me è sembrato straordinario il modo col quale è riuscito a sembrare davvero sincero. E nuovo. Pur dicendo cose semplicissime. Do un’occhiata ai nostri nanerottoli. E mi viene da piangere.
Ave
Mauro meazza, basta vedere cosa ha combinato nel web! Mezza campagna elettorale si è svolta online.
Innovativo e sincero, sì. Così pare.
Ma sai meglio di me che dietro c’è un potere occulto che non è facile da abbattere. Compromessi che non so come farà a ignorare. Il commercio delle armi, ad esempio. Obama è stato associato a Jhon Kennedy e Martin Luter King, proprio perchè potrebbe essere troppo scomodo…
Staremo a vedere.
Io ovviamente tifo per lui, nonostante la lucida critica.
questo CINDIA l’ho sentito all “INFEDELE”, significa CINA e INDIA
Se dovesse succedere come per LORO DUE il Mondo avrebbe perso ancora una volta l’occasione per cambiare in meglio…
per LORO DUE intendo Kennedy e M.L. King
Ma lo sapete cosa sta succedendo in Iran? ma perche’, oramai, i popoli ricchi non protestano piu’ per niente? …..aaah, si ! fra poco……tutti al mare, tutti al mare….a mostra’ le chiappe chiareeeeeee!
mi sa che ho sbagliato…posto….
Lina,
e certo che lo sappiamo.
Obama è intervenuto invitando il governo iraniano a non usare la violenza contro la civile protesta. Tutti i giornali riportano la notizia in prima pagina, ma forse è tutto programmato. Bisogna pur vendere le armi… e ricordo che l’Italia è uno dei maggiori produttori di mine antiuomo e armi varie.