Il muto ululato degli astensionisti
Mercoledì, 10 Giugno 2009
Il numero degli astensionisti alle Elezioni Comunali, Provinciali, Europee del 6/7 giugno 2009, è sicuramente un dato inquietante.
Visto da alcuni come mero qualunquismo, mancanza di senso civico, disinteresse verso il Governo, questa volta, un terzo degli aventi diritto al voto, si è rivelato essere qualcosa di ben diverso. E’ la voce dei dissidenti che si ribellano.
L’urlo muto degli schifati che sfuggono al controllo di massa.
Dei rivoltosi che non accettano più alcuna proposta dei soliti politicanti.
Un grido di protesta che si è sentito forte e chiaro. Checchè non se ne dica.
Gli astenuti hanno mandato a quel pais non solo Al Cafone, bensì tutti gli schieramenti.
E questo è un dato di fatto. Gli altri due terzi, dicono, hanno scelto.
Tutti liberamente e consapevolmente? Affatto.
Se analizziamo il grande baraccone elettorale, scopriamo nell’ordine: voti ambigui dovuti all’ignoranza dell’elettore, schede bianche che a nulla servono se non a incrementare la maggioranza, matite truccate che un qualsiasi cittadino ha riscontrato di poter cancellare con una semplice gomma, schede annullate, doppi voti, corruzione pre elettorale a suon di promesse e magna magna, voti contestati, inconsistente alleanza e opposizione dei partiti del centro sinistra che rifiutano un sistema elettorale basato sul bipolarismo modello made in U.S.A.
E infine i brogli elettorali
Quante di queste preferenze risultate, sono state pilotate, manipolate, contraffatte, strappate con tutti i mezzi da una fasulla maggioranza? Secondo me molte. Troppe.
Pseudoscelte che, sommate al non consenso degli astensionisti, dipingono un quadro ben diverso da quello che vogliono mostrarci. Il quadro di una politica fatiscente, dall’appariscente impalcatura destinata al crollo totale.
Grazie alla Rete, grazie all’informazione libera, una bella fetta di elettori apre finalmente gli occhi.
Ecco perché si sta tentando in tutti i modi d’imbavagliarla.
Un terzo degli italiani è stufo di votare per fantocci di paglia che sperperano denaro pubblico.
Solo un nuovo regolamento delle candidature, a mio avviso, potrebbe restituire la fiducia ad un Paese sempre più deluso. Che si rifiuta palesemente di sottoscrivere proposte indecenti.
Invece di buttare nel cesso centinaia di migliaia di euri per sconsiderate campagne elettorali che nulla cambiano, invece di bruciare montagne di soldi in manifestini e festini, invece di sprecare fiumi di monete per tutti i servizi annessi e connessi, propongo l’uso di questo abuso istituendo una commissione d’esame popolare che valuti e selezioni i cittadini che si offrono e/o pretendono di occupare poltrone pubbliche. Qualsiasi Pinco Pallino, senza né arte né parte, se non una spiccata predisposizione all’esibizionismo, alla parlantina e all’interesse personale, non può essere idoneo nemmeno alla candidatura. Figuriamoci a governarci. Non ha i requisiti minimi e indispensabili. Così come non può averli chi ha già ampiamente dimostrato di essere un disonesto, un venduto, un pregiudicato.
Il candidato ideale dovrebbe prima presentare il suo curriculum di preparazione, conseguire un’abilitazione alla “professione” e solo dopo aver superato l’esame, potrebbe avere diritto a concorrere!
E’ un’idea di come investire intelligentemente il nostro denaro.
Il popolo sovrano ha il diritto di pretendere garanzie. E’ questa l’unica strada, secondo me, per ristabilire la democrazia .
In alternativa, non ci resta che esercitare il nostro grande potere e tutti in coro, ululare tra mura di urne deserte.
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